Nel corso della mia carriera da smanettone, ho sempre guardato con fiducia al sistema operativo mobile di casa Microsoft. Vuoi per l’amore incondizionato per il marchio Nokia, vuoi per una spiccata voglia di anticonformismo che mi spingeva a voler essere differente da coloro che abbracciavano il duopolio iOS/Android, ho sempre reputato la gamma di smartphone Lumia come il non plus ultra dell’eleganza e della semplicità. Con il tempo sono arrivato addirittura a possedere ben cinque modelli diversi nel corso di quattro anni.
Tutto questo, almeno, fino all’anno scorso, quando il mio adorato Lumia 930 non prese la malsana decisione di avere un incontro ravvicinato col pavimento di casa mia (ovviamente rivolto con lo schermo verso il basso), dandomi quindi la possibilità di riconsiderare quelle che fino a quel momento erano state le mie priorità.
Ciò mi ha portato ad osservare con occhio meno critico il mercato che mi circondava, arrivando infine a decidere che forse era arrivato il momento di cambiare, di spezzare questo legame che si era protratto per troppo tempo.
In questo contesto, optai per un nuovo e fiammante Huawei P9 Lite, uno degli smartphone più venduti di quest’anno, affidandogli l’ingrato compito di introdurmi in questo fantomatico mondo Android che fino a quel momento avevo guardato con diffidenza, ma che mi ha ad ogni modo sempre incuriosito.
Tante sono le differenze tra i due ecosistemi, ma cercherò di elencarne le principali tramite quelle che sono le categorie che per me meglio rappresentano questo cambiamento.

1) Interfaccia
Ciò che ho sempre amato di Windows Phone è stata la sua interfaccia semplice e minimalista: una pagina contenente tutte le applicazioni in ordine alfabetico ed una schermata home che raggruppa i collegamenti personalizzati a tali app, niente di più.
Al contrario. ho sempre reputato Android come il campione del caos e della casualità: troppo icone messe li senza logica, troppe pagine con collegamenti inutili ad applicazioni altrettanto inutili.
Poi, col tempo, inizi ad abituarti ed a renderti conto di quanto in fondo non ci sia niente di drammatico nel modo in cui riesci a interfacciarti con lo smartphone. Complice anche la bontà dell’ultima versione del sistema operativo chiamato Nougat, ci si rende conto di come tutto sia effettivamente a portata di mano, rendendo l’accesso a quasi tutte le funzioni essenziali del terminale effettuabile tramite pochi click e passaggi.
Non dimentichiamo poi che Android gode di una piena libertà di organizzazione che rappresenta uno degli aspetti portanti del suo stesso essere, cosa che ci porta direttamente al prossimo punto.

2) Personalizzazione
Questo tema ha rappresentato una delle armi più potenti ad appannaggio di coloro che hanno sempre difeso a spada tratta il robottino verde, additando la personalizzazione come l’elemento che più di tutti rende fieri i propri possessori e su cui ogni tentativo di controbattere risulta inutile.
Ammetto di aver considerato con scetticismo questo aspetto del sistema, non tanto per una cieca avversione basata su pregiudizi, quanto piuttosto perché la consideravo una feature aggiuntiva, comoda ma non essenziale. Non ho mai avuto la pazienza di andare a personalizzare con minuziosità ogni aspetto del sistema, ed in questo apprezzavo molto Windows Phone che, offrendo possibilità molto limitate in questo senso, non creavano in me quella necessità di stravolgerne l’aspetto.
Per tale motivo, nelle mie prime settimane da “androidiano” ho usato il mio P9 Lite così come uscito dalla scatola, salvo poi voler provare ad addentrarmi nella pratica della personalizzazione ed aprendomi così le porte di un mondo di cui ignoravo bellamente l’esistenza.
- L’aspetto della propria interfaccia non ci aggrada? Sostituiamola con uno dei migliaia di launcher alternativi presenti nello store.
- Troppe icone sparse ed appartenenti ad una categoria comune? Organizziamo tutto in cartelle divise in più pagine.
- Ci scoccia dover andare ad aprire ogni volta un’app per vederne le informazioni? Inseriamo un bel widget in home ed il gioco è fatto.
La personalizzazione rappresenta uno di quegli elementi di cui, una volta provate le potenzialità, non se ne può più fare a meno.

3) Hardware
Questo aspetto spesso rappresenta uno dei termini di paragone maggiormente presi in analisi nella scelta di quale sarà il prossimo smartphone che ci accompagnerà durante le nostre giornate.
Ciò che più mi ha sorpreso di Androd è che la stessa libertà che ho riscontrato nel sistema operativo si riflette anche sull’aspetto fisico dello smartphone. Ogni produttore può integrare all’interno dei propri terminali soluzioni sofisticate e sorprendenti allo stesso tempo, come ad esempio HTC che con il suo U11 permette di godere di una scorciatoia rapida alla fotocamera semplicemente stringendo con un po’ più di forza lo smartphone tra le mani, o ancora Lenovo che con il suo Moto Z ha introdotto uno smartphone davvero modulare a cui è possibile connettere di tutto, addirittura un video proiettore portatile (per la gioia di chi non vedeva l’ora di vedere le foto delle nostre vacanze).
L’unico limite è rappresentato dalla fantasia, stimolando i produttori tutti alla creatività a tutto vantaggio dei consumatori che possono in questo modo avere la possibilità di compiere con più varietà le proprie scelte senza accontentarsi di smartphone concettualmente simili e senz’anima.

4) MarketPlace
E siamo finalmente giunti alla questione più spinosa di tutte, ovvero quella riguardante le applicazioni disponibili nei rispettivi store.
Anni e anni di sfottò su internet non hanno fatto altro che constatare una triste e semplice verità: per quanto ci abbiano provato, lo store di Windows Phone è inferiore al Play Store.
Partendo dal presupposto che le app “principali” ci sono tutte, è la loro qualità che spesso pregiudica il loro utilizzo, in quanto vi è l’impressione che debbano continuamente scontrarsi con dei limiti concettuali del sistema operativo stesso. App che crashano o che non si aggiornano in background sono all’ordine del giorno, e vi lascio immaginare come ciò sia bello quando stiamo utilizzando applicazioni di messaggistica come Whatsapp e Telegram, per fare un esempio.
Con tali presupposti, non ero minimamente preparato a quello che avrei trovato una volta premuta la magica icona del Play Store: una quantità di applicazioni infinite suddivise in diverse categorie. Certamente non tutte sono utili o perfette, questo è vero, ma spesso anche il solo fatto che ci siano basta a garantire una sorta di effetto positivo, passando da “potrei ma non voglio” piuttosto che “vorrei ma non posso”.
Come se ciò non bastasse, spesso è anche la qualità delle app stesse a spiccare nel giudizio, garantendone una fruizione pressoché istantanea e molto godibile. Gli stessi Whatsapp e Telegram, prima citati, sembrano essere praticamente delle app native, anni luce avanti ciò a cui ero abituato e che, incredibilmente, all’epoca mi sembrava più che sufficiente.
E’ bello far parte di un ecosistema in cui non ci si sente escluso, così come è soddisfacente poter scoprire che tutte le nuove applicazioni possono essere tranquillamente installate sin da subito e non sperare nell’uscita di una remota versione Windows Phone che, puntualmente, non arrivava mai.
Conclusioni
In tutti questi anni ho sempre amato alla follia i Lumia e il loro sistema operativo, difendendoli da chiunque osasse parlarne male ed in alcuni casi, devo ammetterlo, anche sminuendo critiche che col senno di poi erano perfettamente legittime ed inattaccabili. Si dice sempre che il primo amore non si scorda mai, ed è verissimo, ma è altrettanto vero che spesso bisogna anche cambiare uscendo da quelli che sono i propri preconcetti e pregiudizi.
Ricorderò sempre con affetto il mio primo smartphone, ma devo confessare che da quando utilizzo Android, ahimé, non tornerei più indietro.
